Giorgio Falossi - Milano -

Tosi Bruno, inizia la sua stagione artistica con i fatidici anni sessanta. E’ il periodo che gli permette di vivere il suo inizio subito ed intensamente. Bello, estroverso e con il fascino dell’artista, cavalca la sua stella che diviene meteora, quando la sua opera pittorica parla il linguaggio dei tempi che vive. Il gran rifiuto per il vecchio figurativo, la ricerca di una nuova espressione al passo della vita, conforme alla rivoluzione sociale desiderata, voluta e sostenuta. Gli inizi degli anni settanta lo vedono già protagonista in arte. Nascono la sue figure cariche di decisioni umorali; le ritroviamo e le leggiamo nei volti scavati, nell’intensità degli sguardi, nella precarietà della linea, nell’insieme della febbricitante figura umana. L’artista predilige il bianco ed il nero, ma esalta il colore in rossi violenti, in gialli squillanti, in bianchi glaciali. E’ la tematica degli adolescenti scossi dalla sensazione che molto non è più raggiungibile e che qualcosa è per sempre perduto.

La sua pittura ora esce dalla nuova figurazione ed entra nell’iperrealismo cui va aggiunto il termine di concettuale, distintivo preciso di una pittura tutta tosiana. Un precursore infatti, Bruno Tosi, un artista che ha saputo vedere molto prima la sviluppo di questa nuova concezione dell’arte. Ne è a conferma una mostra tenuta alla Rotonda di via Besana di Milano negli anni settanta organizzata dal Comune e dal titolo: iperrealisti americani e realisti europei. Erano presentate come innovative opere che il gruppo di Bruno Tosi aveva già creato dieci anni prima.

La pittura lo coinvolge nel segno forte e nel gesto incisivo. Il tempo e la gloria lo confermano caposcuola con i suoi lavori che aprono alla stagione del mosaico. Un amore che dura ancora tutt’oggi con i molti lavori svolti negli anni su commissione per i vari Comuni, Regioni, e privati. Il mosaico, inteso come pittura, fatta con tesserine suggestive e colorate dalla natura in cave marmoree in tutto il mondo, che aprono ad una grandiosità di forme, ad una potenza materica, che sottolinea la scelta del tema, ed amplia la maestosità della figura. Perché di questo si tratta. Opere musive di carattere sociale, che uniscono i motivi estetici ai valori di partecipazione e di celebrazione della civiltà umana. Per Bruno Tosi non è tanto conoscere i fatti del quotidiano, quanto prendervi parte, palpitando insieme agli altri attori sulla scena del mondo intero. E’ questo, che potremmo pensare protagonismo, è invece necessità di trasmettere il proprio entusiasmo e la fermezza delle proprie idee sino alla spinta della creazione artistica.

Fermezza delle proprie idee: iperrealismo concettuale. Una realtà fedele di una vita cadenzata sino a divenire meccanica, una fotografia inquietante di azione ripetitive che segnano il tempo in rifacimenti che portano all’annullamento della personalità. L’arte di Bruno Tosi vi aggiunge una nota di idealità; il motivo va oltre la figura che dal quadro già suggerisce un presente esaltato sino all’estremo della sua conseguenza nel bene o nel male. Nel 2003 nel corso di un’importante cerimonia li è stato assegnato il Premio Biennale di Venezia – San Marco., con la seguente motivazione: Caposcuola dell’Iperrealismo concettuale, aggiunge a questo nuovo modo di fare arte una sua interpretazione di carattere sociale ed umanitario.

Per Bruno Tosi non vi è migliore simbolo dei più alti valori della sua vita che l’accostamento in questo significativo mosaico degli Bronzi di Riace e della bandiera degli Stati Uniti, paese che ha ospitato i giochi olimpici nel 1984. Cristallizzato in centinaia e centinaia di tessere di smalti veneziani è il tema della vittoria dell’uomo, del suo insopportabile desiderio di vincere, di fare tentativi sempre più arditi e di riuscire. I bronzi restituitici solo recentemente da un casuale avvistamento sottomarino sono il tributo dei Greci a tutto quanto è il meglio dell’uomo: questi due guerrieri dovevano essere messi a guardia e simbolo di benvenuto sotto  le mura di una città fiera, vittoriosa, coraggiosa. Nel fiore dell’età , non conoscono né paura né servilismo, rappresentano il meglio tra di noi. Il tema della forza fisica a permeato la società greca e le gara olimpiche originali ebbero inizio proprio quando queste statue di bronzo furono create. Il loro autore greco non rappresento questi soggetti come dei mitici oltre la comprensione umana: al contrario li volle uomini; ne posiamo immaginare la loro età, il loro carattere, la differenza tra l’atteggiamento arrogante del più giovane e la sapienza espressiva del guerriero più anziano che ha raggiunto quella sicurezza che solamente glia anni e il superamento degli ostacoli possono dare a un uomo. Questi uomini che appaiono perfetti alla nostra vista, sono persone raggiungibili e verosimili. Camminano tra di noi, combattono, ma anche amano, si sentono stanchi, sognano, ma non si arrendono mai.  Gli giochi olimpici furono creati come manifestazione della conquista di sé da parte dell’uomo ma non nella guerra, nella povertà e nell’intolleranza.  Tosi ha sentito istintivamente l’unione tra questi temi e nel suo lavoro ha espresso in modo abile e creativo la gioia e la speranza che nutre per il nostro futuro disegnando un monumento poetico che non solo durerà più a lungo dei giochi stessi, ma che andrà aventi sino a vedere quanto è appena nato ma diventerà il meglio possiamo offrire a questo dono della vita che noi godiamo.